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Provincia autonoma di Trento
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fine della tabella - per la compilazione vedi -> Aiuto:Provincia
La mwkqprovincia autonoma di Trento (mwkgProvinzia Autonoma de Trent in mwkwladinocite-ref-4[4], mwmaSèlbstendig Provintz vo Tria in mwmqcimbrocite-ref-5[5], e mwngAutonome Provinz va Trea't in mwnwmochenocite-ref-0-6-0[6], mwpaAutonome Provinz Trient in mwpqtedescocite-ref-0-6-1[6]), comunemente nota come mwqgTrentino (in tedesco anche mwqwWelschtirolcite-ref-7[7]), è una mwsaprovincia italiana del mwsqTrentino-Alto Adige di mwsg548 658 abitanti,cite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-2-1[2] con capoluogo mwtwTrento. Essa confina a mwuanord con la mwuqprovincia autonoma di Bolzano (Alto Adige), a mwugest e a mwuwsud con le province mwvavenete di mwvqBelluno, mwvgVicenza e mwvwVerona, e a mwwaovest con le province mwwqlombarde di mwwgBrescia e mwwwSondrio.
Insieme allo stato federato mwxqaustriaco del mwxgTirolo e all'mwxwAlto Adige/Südtirol costituisce l'mwyaEuregio Tirolo-Alto Adige-Trentino: un progetto di collaborazione transfrontaliera ed Ente di mwyqdiritto comunitario che interessa il territorio della regione storica del mwygTirolo.
Come parte del Trentino-Alto Adige, insieme al mwzaVeneto e al mwzqFriuli-Venezia Giulia, viene incluso nelle cosiddette mwzgTre Venezie (o Triveneto), la cui denominazione, caldeggiata in particolare nel periodo successivo all'annessione del territorio all'mwzwItalia, traeva ispirazione dalla mwaamwaqRegio X Venetia et Histria di mwagetà imperiale romana. La regione storico-geografica trentina fu già mwawmunicipium romano, mwbaducato longobardo e contea carolingia, quindi parte del mwbqprincipato vescovile di Trento in seno al mwbgSacro Romano Impero (secoli XI-XIX), infine per circa un secolo (1815-1918) parte meridionale, linguisticamente mwbwromanza, del mwcaTirolo, prima mwcqaustriaco, poi mwcgaustro-ungarico. Il territorio annesso al mwcwRegno d'Italia nel 1919, secondo quanto stabilito dal mwdatrattato di Saint-Germain-en-Laye stipulato in seguito al mwdqprimo conflitto mondiale, andò a formare la regione denominata mwdgVenezia Tridentina.
In Trentino si parla soprattutto l'mweaitaliano, ma è diffuso il mweqdialetto trentino, parlato nei centri principali e nelle valli (dove si possono riscontrare varianti dalle differenze anche piuttosto marcate). Nel territorio sono presenti minoranze linguistiche mweggermanofone (mwewlingua mochena nella mwfavalle dei Mocheni e mwfqlingua cimbra nel comune di Luserna negli mwfgaltipiani cimbri) e mwfwladine (mwgaVal di Fassa) ufficialmente riconosciute.cite-ref-censimento-8-0[8] Al censimento linguistico del 2011 più di settemila abitanti della mwhqVal di Non e della mwhgVal di Sole si sono anch'essi dichiarati di lingua ladina, ma senza alcun riconoscimento giuridico.cite-ref-censimento-non-sole-9-0[9]
Contents
• Storia
• Clima
• Società
• Comuni
• Economia
• Musei
• Eventi
• Note
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Denominazione
Il termine "Trentino" deriva da mwlqTridentum, il nome latino della città di mwlgTrento.cite-ref-10[10] L'uso del termine "Trentino" nell'accezione oggi in uso compare già nel mwmwSeicento.cite-ref-11[11] Durante il dominio asburgico la denominazione ufficiale dell'odierna provincia autonoma in italiano era "Tirolo meridionale" o "Tirolo italiano". Allo scoppio delle mwoaguerre d'indipendenza italiane le autorità austriache disposero che l'uso della parola Trentino venisse bandita dalle pubblicazioni per essere sostituito dalle denominazioni ufficiali.cite-ref-12[12]
Durante l'appartenenza austriaca il territorio abitato dalla popolazione di mwpglingua italiana (indicativamente l'attuale Trentino) veniva talvolta identificato dai tedeschi con l'mwpwesonimo mwqaWelschtirol,cite-ref-13[13]cite-ref-14[14] il corrispettivo di Tirolo italiano, ovvero mwsqSüdtirol,cite-ref-15[15] l'italiano Tirolo meridionale. Tale denominazione veniva strettamente utilizzata per delineare il confine linguistico nel Tirolo.
Storia
Dai primi insediamenti all'età romana
Il cambiamento del mwxwclima circa mwya10 000 anni fa, resosi più mite e meno rigido, permise l'insediamento di popolazioni sedentarie nel territorio del Trentino, in particolare in prossimità di corsi d'acqua e piccoli laghi.
All'mwygEtà del bronzo risalgono alcune importanti strutture abitative in mwywlegno (palafitte), edificate su pali in legno in prossimità di ambienti lacustri. Scavi archeologici realizzati negli mwzaanni 1930 nei pressi della sponda meridionale del mwzqlago di Ledro, nella località di mwzgMolina di Ledro, hanno portato alla luce un importante insediamento che viene fatto risalire a circa mwzw2 000 anni prima di mw0aCristo.
Dal mw0gVI secolo a.C., con il fiorire della mw0wcultura di Fritzens-Sanzeno, è attestata nel territorio provinciale, come del resto in buona parte dell'arco alpino centrale ed orientale, la popolazione dei mw1aReti, che viveva nelle diverse vallate e in particolare nel Trentino occidentale (reperti importanti sono stati rinvenuti ad esempio a mw1qSanzeno in mw1gVal di Non, nell'mw1waltopiano della Paganella, a mw2aStenico nelle mw2qGiudicarie esteriori). Secondo lo storico romano mw2gTito Liviocite-ref-17[17] la popolazione dei mw3wReti era della stessa etnia degli mw4aEtruschi, dei quali è accertata la dominazione del vicino Veneto. Studi recenti di linguistica hanno confermato una parentela tra la mw4qlingua retica e quella mw4getrusca.cite-ref-marzatico2019-18-0[18]
I primi contatti fra mw6aReti e mw6qRomani risalgono al mw6gIII secolo a.C., ma solo nel mw6wI secolo a.C. iniziò l'espansione romana verso nord. Tra il 50 e il 40 a.C. mw7amw7qTridentum divenne mw7gmw7wmunicipium romano e assunse i caratteri del più importante centro economico, commerciale e politico della mw8aregione.
Dall'Alto Medioevo al principato vescovile di Trento
In parallelo alla crisi dell'mwaqeImpero romano, ormai evidente tra il mwaqiIV e il mwaqmV secolo d.C., si assistette a un'ampia mwaqqevangelizzazione delle vallate del Trentino, in particolare dovuta all'opera di mwaquSan Vigilio, terzo vescovo di Trento e poi patrono della città, e dei missionari mwaqyanatolici evangelizzatori dell'mwaqcAnaunia, mwaqgSisinnio, Martirio e Alessandro.
Dopo le incursioni dei mwareGoti, una buona parte del Trentino venne inclusa nel mwariDucato longobardo di Trento retto per primo dal duca Evino († 595), per alcuni aspetti il primo vero fondatore dell'unità territoriale trentina, e poi dal cattolico Gaidoaldo. In seguito il ducato venne conquistato da mwarmCarlo Magno (774) assieme al restante regno longobardo. Infine il Trentino venne integrato nel mwarqSacro Romano Impero Germanico nel corso del mwaruX secolo per opera degli Ottoni.
Nel 1027 ebbe origine il mwarcprincipato vescovile di Trento, quando l'imperatore mwargCorrado II nominò il vescovo di Trento mwarkUdalrico II principe del territorio tridentino. Le zone del principato comprendevano il Trentino occidentale e centrale, la parte meridionale dell'attuale Alto Adige, parte del Trentino orientale con esclusione del Primiero e della mwaroValsugana orientale (territori assegnati inizialmente al vescovo di Feltre) e della Val di Fassa (affidata al vescovo di mwarsBressanone). Fu un periodo di prima mwarwurbanizzazione del territorio con la fondazione di diversi borghi e centri urbani nell'area atesina.cite-ref-19[19]
Un accordo (1339) con il mwasire di Boemia permise al vescovo mwasmNicolò da Bruna, già cancelliere reale, di riorganizzare l'esercito del Principato Vescovile e di dotarsi dello stemma raffigurante l'mwasqaquila di San Venceslao, tuttora simbolo della provincia, saldando i legami fra il Trentino e la mwasuBoemia.
Il potere temporale del vescovo di Trento venne però via via insidiato dai mwascconti del Tirolo (signori venostani - dal toponimo mwasgTirolo, castello di loro proprietà vicino a mwaskMerano), che si assicurarono il controllo delle regioni che corrispondono oggi all'mwasoAlto Adige e al mwassTirolo del Nord, mettendo in discussione l'autorità politica anche del vescovo di Bressanone. A loro volta i conti del Tirolo videro scemare la propria influenza e nel 1363 il castello di Tirolo e tutti i feudi e diritti passarono in eredità agli mwaswAsburgo.
Sia il mwas4Ducato di Milano che la mwas8Repubblica di Venezia in più occasioni tentarono di annettersi territori del Trentino. La Serenissima per circa un secolo riuscì a mantenere il controllo della Vallagarina (1411), in particolare di Rovereto (dal 1416), annettendosi anche mwataTorbole e mwateRiva del Garda (1441). Dopo la mwatibattaglia di Agnadello (1509) i Veneziani sconfitti dalla mwatmLega di Cambrai persero i domini trentini.
Il "rifondatore" del principato vscovile tridentino è considerato il cardinale mwatsBernardo Clesio (1514-1539), trentino eletto dopo una serie di tre vescovi tedeschi imposti dall'Impero, principe sensibile alla cultura umanistica, protagonista di una riqualificazione architettonica di Trento e uno dei più importanti organizzatori del mwatwconcilio di Trento (1545-1563). A Clesio succedettero al vertice della Chiesa tridentina quattro membri della potente famiglia mwat0Madruzzo (i cardinali mwat4Cristoforo, mwat8Ludovico e mwauaCarlo Gaudenzio e il vescovo mwaueCarlo Emanuele), che mantennero il Principato Vescovile al centro degli equilibri della Regione per più di un secolo (1539-1658).
Dal mwaumXVI secolo il principato vescovile è un'entità semi-indipendente ancor più strettamente legata ai territori asburgici. Nel giugno del 1511 i principati di Trento e Bressanone sottoscrivono un accordo noto come mwauqmwauuLandlibell con il quale diventano "confederati perpetuamente" alla mwauycontea del Tirolo che risponde della difesa territoriale del principato.
Età napoleonica
Gli inizi del mwavaXIX secolo furono segnati anche in Trentino dal mwaveperiodo napoleonico. In seguito alle sconfitte austriache ad opera delle truppe francesi, il mwavitrattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici e quindi la fine del mwavmprincipato vescovile di Trento. Tra il 1805 e il 1810 il Trentino venne inglobato nel filo-napoleonico mwavqRegno di Baviera, ai termini del mwavutrattato di Presburgo.
Nel 1809, durante la mwavcguerra della quinta coalizione, il Tirolo tornò brevemente sotto il controllo dell'esercito asburgico, affiancato dagli mwavginsorti al comando di mwavkAndreas Hofer. Alla rivolta popolari hoferiana contro l'invasione franco-bavarese parteciparono anche circa mwavo18 000 volontari trentini, molti dei quali inquadrati nelle milizie volontarie locali (mwavsSchützen o "mwavwSIzzeri" nei dialetti trentini), circa mwav04 000 di loro caddero in combattimento.cite-ref-20[20]
A mwawmPredazzo, il 20 marzo 1809, si ebbe una sollevazione popolare contro la coscrizione militare obbligatoria imposta dal governo franco-bavarese: è il prodromo dell'insurrezione hoferiana. Il 21 aprile dello stesso anno gli mwawqSchützen della Val di mwawuSole e delle mwawyVal di Non giunsero a Vezzano, anche la popolazione della mwawcValle dei Laghi si sollevò e attaccò il presidio francese. Il 24 aprile a mwawgVolano l'esercito asburgico, appoggiato dagli insorti tirolesi, fronteggiò i francesi in un accanito scontro nel paese. Nello stesso giorno, a mwawkMori, l'esercito francese contrattaccava gli insorti tirolesi sopraggiunti dall'Alto Garda. A mwawoLavis all'inizio di ottobre 1809 si ebbero aspri combattimento con i francesi, nei quali caddero circa 300 volontari. Il 2 ottobre 1809 i francesi fucilarono barbaramente sessanta insorti trentino tirolesi fatti prigionieri in quella battaglia.cite-ref-21[21]
Le sorti della guerra furono però decise sugli scenari europei. Con la mwaxabattaglia di Wagram (5-6 luglio 1809) l'mwaxeImpero austriaco fu definitivamente sconfitto e costretto a ratificare il mwaxitrattato di Schönbrunn. Il territorio del Tirolo e dei principati vescovili fu così suddiviso: il Trentino e la mwaxmBassa Atesina andarono al Regno Italico, l'alta val Pusteria al mwaxqRegno Illirico ed il resto alla Baviera. Il trattato fu suggellato con le nozze fra mwaxuNapoleone e la figlia dell'imperatore d'Austria: mwaxyMaria Luisa. I suoi esiti furono però di assai breve durata, perché con il mwaxcCongresso di Vienna e la mwaxgRestaurazione il Trentino tornò in alveo asburgico.
Annessione alla contea del Tirolo
Con la mwaxsRestaurazione il principato vescovile non venne ricostituito e il territorio trentino perse il suo status di semi-indipendenza, venendo definitivamente annesso alla mwaxwcontea del Tirolo e quindi integrato nella mwax0Confederazione germanica. Era comunemente definito Tirolo italiano o Trentino (in tedesco mwax4Welschtirol).
La dura politica di Restaurazione intrapresa dagli mwayaAsburgo portò a una sommossa a Trento nel 1848 e suscitò le proteste dei politici trentini, che si rifiutarono di partecipare alla Dieta costituente tirolese di Innsbruck per l'ingiusta sproporzione della rappresentanza italiana. Le istanze per il distacco del Trentino dalla Confederazione germanica e la completa autonomia dal Tirolo vennero però respinte. Il movimento filo-italiano e mwayeirredentista si rafforzò, anche in risposta ad una nuova tendenza centralista asburgica e ai tentativi di mwayigermanizzazione intensificatisi dopo la mwaymsconfitta austriaca di Sadowa. mwayqCesare Battisti fu uno tra i maggiori irredentisti, che sostenevano la volontà di annessione del Trentino al mwayuRegno d'Italia. Il sentimento irredentista era però vivo solo in un ridotto numero di intellettuali, soprattutto delle classi agiate. La gran parte dei trentini delle classi popolari, in particolare i contadini che ne rappresentavano la maggioranza, era intimamente fedele alla casata degli mwayyAsburgo e all'mwaycImpero austriaco.
Prima guerra mondiale e il Trentino nel Regno d'Italia
In seguito all'ordine di mobilitazione emanato dall'imperatore mwazyFrancesco Giuseppe il 31 luglio 1914, oltre mwazc55 000 trentini furono chiamati a combattere nell'mwazgesercito austro-ungarico, arruolati principalmente nei reparti mwazkLandesschützen (truppe da montagna) e mwazoKaiserjäger e, per una quota minore ma fondamentale per la difesa all'entrata in guerra dell'Italia, nelle milizie volontarie (mwazsStandschützen). Furono impegnati prima sul fronte orientale, contro russi e serbi (1914-1917), e dal 1915 anche sul fronte meridionale contro il Regno d'Italia, pagando un tributo di sangue pesante: più di mwazw11 500 caduti ed altre migliaia di feriti e prigionieri.cite-ref-msig-22-0[22] Il successivo mwaaecrollo dell'Impero austro-ungarico e l'annessione del Trentino al Regno d'Italia, ostacolarono un preciso censimento delle perdite. Nel dopoguerra furono le comunità locali a conservarne la memoria, anche scontrandosi con la volontà italiana di cancellare ogni memoria "austriacante", addirittura vietando o controllando nel dettaglio l'erezione di monumenti ai caduti.cite-ref-23[23]
Il territorio del Trentino fu uno dei principali teatri di scontro della mwaacprima guerra mondiale tra mwaagRegno d'Italia e l'mwaakImpero austro-ungarico, con un impatto devastante sulla popolazione, l'economia e la struttura sociale.
A seguito dell'entrata in guerra dell'Italia, 23 maggio 1915, gli abitanti di molte valli del Trentino vicini al fronte furono costretti ad mwaasevacuare. Dalla mwaawvalle di Ledro, il mwaa0Basso Sarca, le Giudicarie, la mwaa4Vallagarina, parte di Trento, l'altopiano di Brentonico, la Vallarsa, l'altopiano di Folgaria-Lavarone, la Valsugana, il mwaa8Tesino, il mwabaPrimiero, il Vanoi, circa mwabe70 000 persone divennero sfollate in diverse regioni dell'Impero (dal Tirolo alla mwabiBoemia e mwabmMoravia). I comandi militari austriaci e il Ministero dell'interno avevano fatto scattare il piano di evacuazione del Trentino e del mwabqLitorale austriaco, predisposto già da mesi subodorando il "tradimento" dell'Italia. Il piano prevedeva inizialmente l'evacuazione di mwabu40 000 persone dal Trentino (di cui mwaby10 000 di lingua tedescacite-ref-24[24]). Per fronteggiare l'aggressione italiana da posizioni più vantaggiose, l'esercito austro-ungarico abbandonò alcune zone al controllo italiano; gli abitanti di queste aree, circa altri mwabs20 000 trentini, furono invece sfollati a sud, nel Regno d'Italia, dalla Lombardia alla Sicilia.
I cittadini sospettati di possibili connivenze con gli italiani furono internati in grandi campi profughi, in particolare quello di mwab0Katzenau,cite-ref-25[25] i trentini internati per sospetta filo-italianità furono circa mwaci1 700. All'inizio della guerra circa 700 filo-italiani si erano arruolati come volontari nell'esercito italiano. Dei numeri esigui che rappresentano la natura "elitaria" del mwacmmovimento irredentista.
Alla fine del conflitto, con il mwacutrattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) il Trentino in quanto parte del Tirolo a sud dello spartiacque alpino venne annesso al Regno d'Italia. Nacque così la regione della mwacyVenezia Tridentina, la cui amministrazione provinciale provvisoria fu affidata al mwaccpopolare mwacgEnrico Conci, già deputato a mwackVienna.cite-ref-26[26] Questa iniziale parentesi liberale fu stroncata con l'avvento del mwac4fascismo nel 1922, quando gli organismi di autogoverno trentino vennero soppressi estendendo alla provincia la legge comunale e provinciale italiana in chiave autoritaria, e mortificando qualunque istanza autonomista. La Provincia di Trento fu istituita con mwac8regio decreto 21 gennaio 1923, n. 93 e comprendeva fino al 1927 l'intero territorio annesso, eccetto i tre comuni dei distretti giudiziari di Ampezzo e Livinallongo, passati a far parte della mwadaprovincia di Belluno. Alcuni aspetti dell'ordinamento asburgico come il mwadesistema catastale-tavolare, l'ordinamento della pubblicità immobiliare basato sui libri fondiari, furono conservati nei territori annessi nel 1919.
Il 12 gennaio 1927 la neoistituita mwadmprovincia di Bolzano fu staccata da quella di Trento. Nel 1929 vennero scorporati dal Trentino i comuni di Pedemonte e Casotto, unificandoli tra loro col nome di mwadqPedemonte ed aggregandoli alla mwaduprovincia di Vicenza. Nel 1934 vennero scorporati dal Trentino i comuni di mwadyMagasa e mwadcValvestino aggregandoli alla provincia di Brescia. Tutti questi comuni hanno chiesto per via referendaria di essere riannessi al Trentino ed è in corso la complessa procedura di riaggregazione col parere favorevole di tutte le parti.cite-ref-bresciatoday-it-27-0[27]
Seconda guerra mondiale e il Trentino nell'Italia repubblicana
Dopo la mwad4caduta di Mussolini, il Trentino assieme all'mwad8Alto Adige e alla mwaeaprovincia di Belluno venne inglobato nella mwaeeZona d'operazioni delle Prealpi (10 settembre 1943) con capoluogo Bolzano e sottoposto all'amministrazione militare della mwaeiGermania nazista, benché formalmente parte della mwaemRepubblica Sociale Italiana.
Nelle valli si organizzarono diversi gruppi della mwaeuResistenza, a cui le truppe di occupazione naziste reagirono con una sanguinosa repressione, culminata nelle stragi mwaeydel basso Sarca (28 giugno 1944) e mwaecdi Malga Zonta (12 agosto 1944). Alle repressioni partecipò anche il mwaegcorpo di sicurezza trentino (CST), concepito come forza di polizia, ma in realtà impiegato massicciamente fuori provincia (specie nel Bellunese e nel Vicentino) in operazioni antipartigiane e di rappresaglia.
Durante la mwaeoseconda guerra mondiale mwaesTrento fu anche bombardata dagli mwaewAlleati dal 2 settembre 1943 fino al 3 maggio 1945, per un totale di 80 incursioni che causarono circa 400 vittime e mwae01 792 danneggiamenti di edifici. Durante il primo bombardamento si verificò la mwae4strage della Portela, dove vi furono circa 200 morti.cite-ref-28[28] Il 2 maggio del 1945 le forze armate tedesche deposero le armi.
Al mwafqreferendum istituzionale del 1946, il Trentino partecipò alla votazione, a differenza del mwafuSud Tirolo occupato militarmente dagli mwafyAlleati, confermandosi la provincia più repubblicana d'Italia oltre che un'importante roccaforte democristiana per via del suo statista di fede repubblicana e fondatore, il trentino mwafcAlcide De Gasperi: con l'85% dei voti, cioè mwafg191 639 contro i mwafk33 816 monarchici tra i voti validi, la provincia di Trento (che in quel momento comprendeva numerosi comuni poi aggregati alla futura mwafoprovincia autonoma di Bolzano) votò in modo plebiscitario per la nascita della Repubblica Italiana.cite-ref-29[29]
Nel secondo dopoguerra, mentre gli altoatesini mirarono al ritorno all'Austria, i trentini chiesero che la regione Trentino-Alto Adige divenisse autonoma in seno all'Italia. Le richieste trentine furono coronate da successo e in base all'mwagaaccordo De Gasperi-Gruber (1946) fra il ministro degli esteri italiano, De Gasperi, e quello austriaco mwageKarl Gruber, venne approvato il primo statuto di autonomia e istituita la Regione mwagiTrentino-Alto Adige, che distaccò dalla provincia di Trento e aggregò a quella di Bolzano i seguenti 12 comuni, abitati mistilingui con prevalenza dalla minoranza di lingua tedesca: mwagmAnterivo, mwagqBronzolo, mwaguCortaccia, mwagyTermeno, mwagcEgna, mwaggLauregno, mwagkMagrè (dal quale fu successivamente scorporato il comune di mwagoCortina sulla Strada del Vino), mwagsMontagna, mwagwOra, mwag0Proves, mwag4Salorno, mwag8Senale-San Felice e mwahaTrodena.
Fino alla metà degli mwahkanni cinquanta del Novecento la mwahoDemocrazia Cristiana trentina e la mwahsSüdtiroler Volkspartei (SVP), il partito di riferimento della popolazione di lingua tedesca in Alto Adige, collaborarono nella gestione dell'ente regionale. Tuttavia, a partire dal 1955, anno in cui si ricostituiva la Repubblica austriaca, decisa a sostenere le rivendicazioni altoatesine, la SVP impostò una politica intransigente nei confronti della popolazione e delle istituzioni italiane in Alto Adige e scelse una linea di scontro nei confronti dell'istituto regionale, percepito come centralista e poco attento alla diversità della minoranza tedesca, anche perché dominato da trentini e altoatesini di mwahwlingua italiana. Gli sviluppi di questa politica condussero alla nascita di un movimento terroristico, il mwah0Comitato per la liberazione del Sudtirolo, le cui azioni sconfinarono anche in Trentino (provocandovi tre morti).
Nel 1972, dopo lunghe trattative che coinvolsero anche il governo austriaco, entrò in vigore il secondo statuto di autonomia e gran parte delle competenze del Trentino-Alto Adige vennero trasferite alle due province, che divennero autonome, di fatto ciascuna una piccola Regione, mentre la regione divenne un organo di raccordo fra le politiche del Trentino e quelle dell'mwah8Alto Adige, conservando alla regione tra le poche prerogative l'impianto e la tenuta dei mwaialibri fondiari. Negli anni immediatamente successivi, a seguito di quegli accordi, vennero attribuite alla due province sempre nuove deleghe di poteri statali, accompagnate da mezzi finanziari, secondo alcuni osservatori, elevati in rapporto alla consistenza della popolazione locale, tanto che le due province vennero a trovarsi avvantaggiate finanziariamente rispetto alle regioni a statuto ordinario confinanti, Lombardia e Veneto. Per questo motivo, anche in vista dell'allora incipiente riforma sul mwaiefederalismo fiscale, il 30 novembre 2009 il presidente della provincia di Bolzano mwaiiLuis Durnwalder, il presidente della Provincia di Trento mwaimLorenzo Dellai e i ministri mwaiqGiulio Tremonti e mwaiuRoberto Calderoli siglarono a Milano un'intesa con lo scopo di devolvere nuove competenze alle due province autonome e di far aderire queste due ultime al patto di stabilità.cite-ref-30[30] Da allora le due province si fanno carico di finanziare un fondo destinato allo sviluppo dei comuni extraregionali confinanti interessati all'mwaioaggregazione al Trentino-Alto Adige.
A partire dal 1993 è stata rafforzata la cooperazione transfrontaliera tra le regioni del mwaiwTirolo storico a cavallo tra mwai0Italia e mwai4Austria. Insieme costituiscono la mwai8Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, un gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera, le cui sedute talora comprendono anche il Land austriaco del mwajaVorarlberg.
Onorificenze
Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza»
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Roma, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 ottobre 2010
Geografia fisica
| Fascia altimetrica m s.l.m. | km² | % |
|---|---|---|
| 65-500 | 540 | 8,50 |
| 500- 1 000 | 1 371 | 21,66 |
| 1 000 - 1 500 | 1 733 | 27,38 |
| 1 500 - 2 000 | 1 425 | 22,52 |
| 2 000 - 2 500 | 863 | 13,64 |
| 2 500 - 3 000 | 336 | 5,30 |
| > 3 000 | 62,8 | 1,01 |
Il Trentino è situato nel versante meridionale della catena delle mwaneAlpi, a contatto con la mwanipianure padana e veneta.
Il territorio della provincia, che si estende per mwanq6207 km², è quasi interamente mwanumontuoso. Esso non presenta però caratteri di omogeneità, ma assume invece una certa varietà di forme, nonché di condizioni climatiche ed ambientali.
Il Trentino è formato infatti da diverse vallate prettamente alpine (ad esempio le valli di mwancSole, Valle di mwangPrimiero e di mwankFiemme), che si aprono ai piedi dei complessi montuosi più importanti, segnate da un clima piuttosto rigido, dalla presenza di mwanoghiacciai e dall'abbondanza di mwansacque, ma anche da vallate subalpine, altopiani e piccole pianure dal clima submediterraneo, dove è possibile anche la coltivazione dell'mwanwolivo (come ad esempio la riviera settentrionale del mwan0lago di Garda o la bassa valle del fiume mwan4Sarca).
Morfologia
Dal punto di vista mwaowgeologico la Provincia di Trento presenta dei complessi montuosi di origine diversa. Nel lembo occidentale del Trentino, al confine con la mwao0Lombardia, dominano per la loro struttura massiccia, la presenza di nevi perenni (tra le più estese d'mwao4Italia) e le loro elevazioni il mwao8Gruppo dell'Adamello e il mwapaGruppo della Presanella, formati da mwapediorite mwapitonilica. Attraversando la valle del torrente mwapmNoce, si arriva nel settore dominato dal mwapqgruppo Ortles-Cevedale. Esso è costituito soprattutto da mwapuscisti cristallini ed è caratterizzato da ampi mwapyghiacciai.
In Trentino sono poi presenti diversi gruppi dolomitici, costituiti cioè da mwapgdolomia, doppio carbonato di calcio e magnesio. Nella parte occidentale della Provincia, le mwapkDolomiti di Brenta rappresentano l'unico complesso dolomitico situato a ovest del fiume mwapoAdige.
Nella parte orientale della Provincia si estendono poi altri gruppi dolomitici, spesso in continuità con il mwapwVeneto e il vicino Alto Adige. Fra questi, basti ricordare la "Regina delle Dolomiti", la mwap0Marmolada, l'estrema varietà di forme, paesaggi e guglie delle mwap4Pale di San Martino (gruppi condivisi con la mwap8provincia di Belluno); il massiccio "castello" del mwaqaGruppo del Sella (condiviso con le province di Belluno e mwaqeBolzano); i pinnacoli e i campanili del mwaqiLatemàr e le inconfondibili forme del mwaqmSassolungo e del mwaqqCatinaccio (situati fra Trentino e Alto Adige).
Nel Trentino orientale sono presenti poi la vasta catena montuosa del mwaqyLagorai costituita da porfidi ed il massiccio mwaqcgranitico della mwaqgCima d'Asta, che rappresentano i territori più incontaminati e selvaggi della Provincia.
Infine, meno elevate ma non meno importanti sono le vette della mwaqoPaganella e del mwaqsMonte Bondone, non lontani dal capoluogo, nonché le porzioni trentine delle mwaqwPrealpi venete, costituite dai settori settentrionali del mwaq0Monte Baldo, dei mwaq4Monti Lessini, delle mwaq8Piccole Dolomiti e del mwaraPasubio, e degli altipiani al confine meridionale con il Veneto.
| Cima | Gruppo | Altezza in m s.l.m. |
|---|---|---|
| Cevedale | Gruppo Ortles-Cevedale | 3 764 |
| Cima Presanella | Gruppo della Presanella | 3 556 |
| Carè Alto | Gruppo dell'Adamello | 3 462 |
| Punta Penia | Marmolada | 3 342 |
| Vezzana | Pale di San Martino | 3 192 |
| Cimon della Pala | Pale di San Martino | 3 184 |
| Cima Tosa | Dolomiti di Brenta | 3 173 |
| Cima Brenta | Dolomiti di Brenta | 3 154 |
| Piz Boè | Sella | 3 154 |
| Catinaccio d'Antermoia | Catinaccio | 3 002 |
| Cima d'Asta | Cima d'Asta | 2 847 |
| Cimon del Latemar | Latemar | 2 846 |
| Cima Cece | Lagorai | 2 772 |
Sismicità
In base alla mwax4classificazione sismica italiana il Trentino meridionale è stato classificato come appartenente alla zona sismica 3 (sismicità bassa) e quello settentrionale alla zona sismica 4 (sismicità molto bassa).cite-ref-32[32]
In territorio trentino si trovano tuttavia due zone di faglia, quella del mwayqmonte Baldo e quella delle Giudicarie, che possono provocare terremoti. Il 13 dicembre 1976 lo spostamento della faglia del Monte Baldo provocò a mwayuRiva del Garda e mwayyMolina di Ledro una scossa di terremoto del 7º grado della mwaycscala Mercalli, che danneggiò gravemente i centri storici e rese necessaria l'evacuazione di decine di famiglie.cite-ref-33[33] Anche i mwaywLavini di Marco, una distesa di blocchi di roccia calcarea dovuti a delle frane in epoche remote, vengono ricondotti da mway0Dante Alighieri nel suo mway4Inferno a fenomeni tellurici.cite-ref-34[34]
Idrografia
Il Trentino è caratterizzato da una valle che ne solca la lunghezza, la mwaz0Valle dell'Adige, da mwaz4Ala a mwaz8Salorno, rappresentando quasi una spina dorsale del territorio.
Su essa si innestano diverse valli minori, formate da affluenti dell'mwa0eAdige, i principali dei quali sono il mwa0iNoce (affluente da destra presso Zambana, dopo aver percorso le valli di Sole e di Non) e l'mwa0mAvisio (che solca nell'ordine le valli di Fassa, Fiemme e Cembra e si getta nell'Adige da sinistra, a Lavis). Appartengono al bacino atesino anche il mwa0qFersina (percorre la mwa0uValle dei Mocheni e la conca di Pergine per poi lambire la città di Trento) e il mwa0yLeno, che provenendo dalla mwa0cVallarsa e dalla valle di mwa0gTerragnolo confluisce nell'Adige a Rovereto). L'intera porzione sud-occidentale della provincia appartiene invece al bacino del mwa0kPo: la valle percorsa dal mwa0oChiese (affluente dell'mwa0sOglio), e quelle percorse dal mwa0wSarca (principale immissario del Lago di Garda). A oriente, invece, parte del territorio si colloca nel bacino del mwa00Brenta, che nasce dai laghi di Levico e Caldonazzo, percorre la Valsugana e, già in provincia di Vicenza, riceve le acque del mwa04Cismòn provenienti dalla valle di mwa08Primiero.
Appartengono alla provincia la punta settentrionale del mwa1elago di Garda e numerosi laghi alpini: tra di essi si possono ricordare i laghi di mwa1iLevico e mwa1mCaldonazzo in mwa1qValsugana, di mwa1uToblino, mwa1yCavedine e mwa1cTerlago nella Valle dei Laghi, di mwa1gMolveno nell'altopiano della Paganella, di mwa1kTovel nella Val di Tovel, della mwa1oSerraia nell'altopiano di Piné, il mwa1slago di Cei sopra mwa1wRovereto.
Il dislivello fra le valli solcate dai corsi d'acqua minori e le valli principali provoca spesso la formazione di salti, cioè mwa2qcascate. Molte delle cascate del Trentino presentano questa origine. Fra le principali, le mwa2ucascate di Nardis e del Làres e in mwa2yVal di Genova, di Lert e del Ribor in mwa2cVal di Daone, del Regagnolo in mwa2gVal di Rabbi, di Fedaia ai piedi della mwa2kMarmolada, di mwa2oSardagna e di Ponte Alto a Trento, la mwa2scascata del lupo presso l'mwa2waltopiano di Piné.
Clima
Il mwa28clima del Trentino può essere definito di transizione tra il clima semicontinentale e quello alpino. Le temperature di gennaio sono comprese dai mwa3a−5 °C ai -10° mentre in estate sui 25°-30° ed anche più. Pur presentando gran parte del proprio territorio ad un'altitudine media piuttosto elevata (circa il 77% al di sopra dei mwa3e1000 m s.l.m., poco meno del 20% al di sopra dei mwa3i2000 m s.l.m.), esso non presenta quei caratteri di rigidità propri di altre aree alpine.
A partire dalle fasce altimetriche più basse, il clima può essere suddiviso in quattro grandi aree:cite-ref-35[35]
• mwa3oarea submediterranea - comprende l'area dell'Alto Garda, della Valle del Basso Sarca e della Val d'Adige, soprattutto a sud di Trento. È la parte più bassa e relativamente più mite della regione, con inverni moderatamente freddi e nevosi ed estati piuttosto calde, a parte la zona altogardesana che nei pomeriggi estivi gode della fresca brezza dal lago che in inverno mantiene le temperature al di sopra dello 0 nei comuni adiacenti ad esso. La vegetazione è un misto di essenze delle varie fasce altitudinali, in cui si nota in particolare la presenza di mwa3solivi sotto i mwa3w300 m di quota nell'Alto Garda e nella Vallagarina (soprattutto nella parte sud);
• mwa34area subcontinentale - clima di transizione che caratterizza i fondovalle oltre i mwa38400 m (ad esempio Valsugana o conca del Lomaso), con inverni più rigidi e nevosi. La vegetazione è costituita soprattutto da mwa4acastagni, mwa4efaggi e mwa4iabeti bianchi;
• mwa4qarea continentale - nelle vallate alpine (come la mwa4uval di Fassa, la mwa4yVal di Sole, la mwa4cVal Rendena, la conca di mwa4gTione o la Valle di mwa4kPrimiero) con inverni rigidi e nevosi ed estati brevi e piuttosto piovose e con vegetazione composta soprattutto da mwa4oconifere;
• mwa4warea alpina - nelle fasce superiori al limite della vegetazione arborea (mwa401800-1900 m s.l.m.), con nevi che permangono a lungo durante l'anno.
Ambiente naturale
Alcuni fattori, come la mwa6gdensità di popolazione relativamente bassa della provincia, la presenza di vasti ambienti isolati e ad altimetria piuttosto elevata, l'istituzione di diverse mwa6karee naturali protette, un certo grado di rispetto degli abitanti per i luoghi naturali (seppur in pochi casi compromessi da infrastrutture e costruzioni), hanno permesso la conservazione di numerose specie animali e vegetali.
Tra la popolazione faunistica del Trentino, estremamente varia, si possono ricordare alcune specie particolarmente numerose: gli mwa6sungulati (mwa6wcervi, mwa60caprioli, mwa64camosci, e in misura minore mwa68stambecchi), mwa7alepri, mwa7evolpi, mwa7iscoiattoli, mwa7mmarmotte, mwa7qgalli cedroni.
Tra le iniziative ambientali più importanti portate avanti dalla provincia autonoma di Trento, va segnalato il mwa78Progetto Life Ursus, volto al ripopolamento nel Trentino dell'mwa8aorso bruno (mwa8eursus arctos), il più grande e significativo mwa8imammifero delle Alpi.
Agli orsi autoctoni trentini, prossimi all'estinzione, sono stati affiancati una serie di esemplari provenienti dalle foreste della mwa8qSlovenia. Gli orsi, inseriti in un primo momento nell'area del parco Adamello Brenta, si sono spostati anche nei territori limitrofi del Trentino occidentale, sconfinando anche in Alto Adige, mwa8uAustria e mwa8yGermania.
In Trentino sono state istituite tre mwa8garee naturali protette (una nazionale e due provinciali):
• la parte trentina del mwa8sparco nazionale dello Stelvio - nel cuore delle Alpi centrali, esso include il mwa8wgruppo Ortles-Cevedale e le vallate alpine di mwa80Peio e mwa84Rabbi, dove sono presenti i due centri visitatori del settore trentino
• il mwa9aparco naturale Adamello-Brenta - la maggior area protetta del Trentino, interessa ben 39 comuni tra le valli mwa9eRendena (che divide i due gruppi montuosi) di mwa9iSole, di mwa9mNon e mwa9qGiudicarie. I centri visitatori sono situati presso il mwa9ulago di Tóvel, a mwa9yDaone (dedicato alla fauna), a mwa9cSpormaggiore (dedicato all'orso)
• il mwa9kparco naturale Paneveggio-Pale di San Martino - nella parte orientale del Trentino, include il settore trentino delle Pale di San Martino, la parte orientale del Lagorai e la foresta di abeti rossi di Paneveggio. I punti dedicati alla visita si situano a Paneveggio (flora e fauna), in mwa9oVal Canali (acqua e storia), a mwa9sSan Martino di Castrozza (geologia e vita in alta quota) e a Prà de Madego nel mwa9wVanoi (etnografia)
In Consiglio provinciale sono state inoltre avanzate alcune proposte di istituzione di diversi nuovi parchi provinciali,cite-ref-36[36] mentre recentemente è stata approvata la legge (legge 11/2007cite-ref-37[37]) che prevede il riassetto dei parchi trentini la futura istituzione di parchi locali la cui organizzazione può essere determinata dalle nascenti mwa-ycomunità di valle. Le aree individuate come possibili zone per le nuove aree protette provinciali o locali sono il Cadria-Tenno, il Lagorai-Cima d'Asta, il Latemar, il Monte Baldo-Garda trentino, il Monte Bondone e i territori del Pasubio-Piccole Dolomiti-Lessini.
Società
Evoluzione demografica
Al 1º gennaio 2020 si contavano mwa-o542 739 abitanti, di cui mwa-s47 880 stranieri (8,8%).
Comuni
La provincia autonoma di Trento è caratterizzata da numerosi comuni di piccole dimensioni. Per l'espletamento di numerosi servizi, di cui i comuni non potrebbero farsi carico singolarmente, sono stati istituiti (sotto la presidenza provinciale dell'avvocato Bruno Kessler) prima i comprensori, sostituiti ora dalle più piccole mwbaecomunità di valle.
A seguito di numerose mwbamfusioni di comuni, il numero dei comuni è passato, dal 2009 ad oggi, da 223 a 166. I comuni della provincia sono i seguenti:
• Ala
• Albiano
• Aldeno
• Andalo
• Arco
• Avio
• Bedollo
• Bieno
• Bocenago
• Bondone
• Bresimo
• Caldes
• Calliano
• Canazei
• Capriana
• Carisolo
• Carzano
• Cavalese
• Cavareno
• Cavedago
• Cavedine
• Cimone
• Cis
• Cles
• Contà
• Croviana
• Dambel
• Denno
• Drena
• Dro
• Fiavé
• Fierozzo
• Folgaria
• Fornace
• Giovo
• Giustino
• Grigno
• Imer
• Isera
• Lavarone
• Lavis
• Ledro
• Livo
• Luserna
• Madruzzo
• Malé
• Mazzin
• Mezzana
• Mezzano
• Moena
• Molveno
• Mori
• Nogaredo
• Nomi
• Novaledo
• Novella
• Ossana
• Panchià
• Peio
• Pelugo
• Pinzolo
• Pomarolo
• Predaia
• Predazzo
• Rabbi
• Romeno
• Ronzone
• Rovereto
• Rumo
• Samone
• Sanzeno
• Scurelle
• Sfruz
• Sover
• Spiazzo
• Stenico
• Storo
• Strembo
• Telve
• Tenna
• Tenno
• Terzolas
• Tesero
• Ton
• Torcegno
• Trento
• Valdaone
• Vallarsa
• Volano
Comuni più popolosi
Questi sono i dieci più popolosi ordinati per numero di abitanti (dati: mwbacIstat. URL consultato il 15 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2015). 31 dicembre 2019):
| Pos. | Stemma | Comune di | Popolazione (ab) | Superficie (km²) | Densità (ab/km²) | Altitudine ( m s.l.m. ) | Comunità di valle |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1º | | Trento | 118 902 | 157,92 | 740 | 194 | Territorio della Val d'Adige |
| 2º | | Rovereto | 40 285 | 50,9 | 755 | 204 | Comunità della Vallagarina |
| 3º | | Pergine Valsugana | 21 548 | 54,4 | 380 | 490 | Comunità Alta Valsugana e Bersntol |
| 4º | | Arco | 17 927 | 63,25 | 269 | 91 | Comunità Alto Garda e Ledro |
| 5º | | Riva del Garda | 17 602 | 42,45 | 383 | 70 | Comunità Alto Garda e Ledro |
| 6º | | Mori | 10 125 | 34,54 | 278 | 204 | Comunità della Vallagarina |
| 7º | | Lavis | 9 113 | 12,44 | 700 | 238 | Comunità Rotaliana-Königsberg |
| 8º | | Ala | 8 808 | 119,87 | 76 | 180 | Comunità della Vallagarina |
| 9º | | Levico Terme | 8 133 | 62,88 | 119 | 520 | Comunità Alta Valsugana e Bersntol |
| 10º | | Mezzolombardo | 7 311 | 13,82 | 500 | 227 | Comunità Rotaliana-Königsberg |
Etnie e minoranze straniere
Al 1º gennaio 2018 risiedono in Trentino mwbmq46 929 stranieri, 473 unità in più rispetto al 1º gennaio 2017 (con un incremento relativo dell'1,0%). Gli stranieri costituiscono l’8,7% della popolazione residente totale, un livello analogo alla media nazionale. In Italia, infatti, gli stranieri sono l'8,6% della popolazione residente, mentre nella provincia di Bolzano sono il 9,1% e nella ripartizione Nord-Est il 10,5%.cite-ref-38[38]
Al 1º gennaio 2017 i gruppi più numerosi sono quelli di:
• mwbmw mwbm0Romania mwbm410 258 - 22,08%
• mwbna mwbneAlbania mwbni5 779 - 12,44%
• mwbnq mwbnuMarocco mwbny3 820 - 8,22%
• mwbng mwbnkUcraina mwbno2 549 - 5,49%
• mwbnw mwbn0Moldavia mwbn42 520 - 5,42%
• mwboa mwboeMacedonia del Nord mwboi2 465 - 5,31%
(dati: mwboq1º gennaio 2017.)
Economia
Il Trentino è un territorio montano e quindi con pochi terreni agricoli idonei ad una ricca agricoltura, ma la sua posizione di passaggio tra l'Italia e le terre del mwbocNord Europa ha sempre favorito i commerci. Nel mwbogMedioevo si svilupparono le industrie tessili a Trento e ad Ala e, grazie all'apporto di alcuni mercanti di mwbokNorimbergacite-ref-39[39] e dei veneziani, l'industria della mwbo4seta a mwbo8Rovereto. L'economia del Trentino si basò per secoli anche sulla fornitura di legname pregiato alle terre della mwbpaPianura Padana ed in particolare alla mwbpeRepubblica di Venezia.
Nel periodo di dominazione asburgica successiva alla perdita del mwbpmLombardo-Veneto (1859/1866-1918), il Trentino era la terra più assolata per quelle particolari coltivazioni, che non erano possibili nella parte dell'impero posta al suo Nord; il suo clima mite lo rese meta turistica preferita di eminenti personalità dell'impero per soggiorni di vacanza, svago ad Arco, e cure termali a Levico e Roncegno. Tuttavia, a causa del carattere montuoso e dell'isolamento in cui gran parte del suo territorio si trovava, il Trentino rimase una terra povera. Proprio per contrastare l'indigenza don mwbpqLorenzo Guetti fondò allo spirare del XIX secolo la prima cooperativa trentina, formula societaria che in Trentino ebbe matrice cattolica e che poi ebbe grande fortuna in Trentino nel secolo successivo.
Una particolarità dell'economia trentina è ancora oggi l'ampiezza del settore cooperativo (oltre mwbpy200 000 soci in Trentinocite-ref-40[40]), che ha riscontri simili di diffusione solo in mwbpsEmilia-Romagna; le cooperative trentine sono dette "bianche" perché legate storicamente alla mwbpwDemocrazia Cristiana, in contrapposizione a quelle dell'Emilia-Romagna, legate al mwbp0Partito Comunista e perciò dette "rosse". Le cooperative trentine sono molto attive nel settore del credito (prima mwbp4casse rurali, ora mwbp8banche di credito cooperativo) e della trasformazione dei prodotti agricoli (caseifici sociali, cantine sociali, consorzi ortofrutticoli), meno nel settore della distribuzione commerciale (famiglie cooperative, sindacato agricolo industriale trentino - SAIT), mentre quelle emiliane prediligono altri settori (grande distribuzione, costruzioni edili e stradali, assicurazioni) per cui nel sistema cooperativo, riunificatosi alla fine del XX secolo dopo un cinquantennio di contrapposizione ideologico-politica, diventano complementari. Le cooperative trentine sono riunite nella federazione dei consorzi cooperativi, che vigila sulle singole cooperative.
Il benessere diffuso arrivò negli anni 1970 insieme al boom del mwbqeNordest e all'ampliamento dell'autonomia politica, dovuto alle pressioni dei corregionali dell'Alto Adige e alla capacità dei politici trentini inseriti ai massimi livelli a livello nazionale (soprattutto mwbqiFlaminio Piccoli e mwbqmBruno Kessler).
Agricoltura e allevamento
Nonostante le caratteristiche del territorio, prevalentemente montano, il settore agricolo è piuttosto rilevante. Al contrario del vicino mwbqwAlto Adige, le aziende agricole non sono indipendenti fra loro (struttura del mwbq0maso chiuso, che pure ha impedito in mwbq4provincia di Bolzano un eccessivo frazionamento delle proprietà), ma spesso inserite in un'ampia rete di cooperative agricole. Una caratteristica costante è sempre stata il maggior costo dei terreni agricoli, rispetto a terreni ben più produttivi posti nella vicina mwbq8Pianura Padana.
In passato l'agricoltura era soprattutto di sopravvivenza, ma dall'ultima parte del Novecento la frutticoltura e la viticoltura hanno assunto una particolare importanza.
Infatti il comparto agricolo più importante è diventato quello mwbrifrutticolo. La produzione numericamente più rilevante è relativa alle mwbrmmele (assieme all'mwbrqAlto Adige viene raggiunta circa il 60% della produzione nazionale con primato anche europeo di produzione), in particolare della varietà mwbruGolden Delicious.
Se la produzione di mele, pur presente anche nelle zone pianeggianti, è assolutamente prevalente in tutta la fascia tra i 400 e i mwbrc1 000 metri s.l.m., nelle zone tra i 200 e i 400 metri è assolutamente prevalente la produzione di un vasto assortimento di uve, in particolare delle varietà adatte a produrre gli spumanti con il metodo classico e i vini tipici, tanto che le uve sono il prodotto agricolo più significativo dopo le mele, prodotto di alta qualità anche se (diversamente dalle mele) quantitativamente modesta rispetto alla produzione nazionale italiana. Proprio l'aver intrapreso per prima la strada dell'alta qualità del vino e delle grappe, nonché l'esplosione della produzione di spumanti di alta qualità ha reso la viticoltura particolarmente fiorente e redditizia.
La coltivazione dei piccoli frutti (mwbrkfragole, mwbrolamponi, mwbrsmirtilli e mwbrwmore) è significativa, nonostante sia necessariamente quantitativamente limitata, e peculiare di alcune zone specifiche del Trentino, in particolare la mwbr0Valle dei Mocheni ed altre zone di montagna.
Alcune aree, come la mwbr8Val di Gresta, sono interessate dalla coltivazione degli ortaggi (patata, carota, cavolo cappuccio, zucchina, radicchio, sedano, cipolla, ecc.).
| Tipologia | Produzione (q.li) |
|---|---|
| Mele | 4 489 190 |
| Fragole | 36 000 |
| Susine | 14 500 |
| Ciliegie | 10 080 |
| Lamponi | 4 852 |
| Ribes | 4 859 |
| More | 3 274 |
| Specie | Numero capi |
|---|---|
| Bovini | 45 149 |
| Ovini | 20 642 |
| Caprini | 5 463 |
| Equini | 2 014 |
| Suini | 6 354 |
Storicamente molto significativo l'allevamento, in passato uno dei mezzi di sostentamento più importanti nelle vallate alpine. Testimonianza di ciò è la presenza in quasi tutto il territorio provinciale di malghe e ricoveri estivi per il bestiame, in parte tuttora utilizzati per la pratica dell'mwbw0alpeggio. Il settore zootecnico più rilevante è relativo ai bovini da latte, da cui si ricava una grande varietà di prodotti caseari tipici, anche se il settore caseario è meno rilevante che in passato; tuttavia vengono tuttora prodotte varie tipologie peculiari di formaggi, stagionati e freschi. Di particolare pregio il mwbw4Trentingrana (sotto denominazione della mwbw8DOP "Grana padano"), il mwbxaPuzzone di Moena DOP, la mwbxeTosèla del Primiero e il mwbxiCasolet della Val di Sole. Altre leccornie degne di nota del settore alimentare sono la farina di granoturco di mwbxmStoro, le mele della mwbxqVal di Non e le produzioni locali di miele e funghi. Infine sulla sponda trentina del mwbxuLago di Garda è coltivato l'ulivo: si tratta della punta con la latitudine più elevata all'interno dell'areale di questa pianta (se si eccettuano i territori lombardi del Lago di Como), tipicamente mediterranea. Il fatto di essere così settentrionale permette di avere un olio più ricco di polifenoli e clorofilla; questo è il motivo del colore verde di questo olio e del sapore del tutto particolare.
Ci si è resi conto che, non potendo competere con i terreni di pianura con la quantità, era molto più conveniente orientarsi all'alta qualità dei prodotti con una puntigliosa tutela dei marchi dei prodotti locali. Quanto a sviluppo dei marchi di origine e qualità e alla loro difesa, gli imprenditori trentini e le cooperative agricole o di lavorazione dei prodotti agricoli sono stati dei maestri anche per il resto d'Italia, che sta seguendo in ritardo tale politica commerciale.
La Provincia, in ambito agricolo, nell'ottica della valorizzazione dei prodotti, è sempre stata sensibile al tema della produzione sostenibile e naturale e, già dal 2003, ha istituito il mwbxgCentro di ricerca SafeCrop, Centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto sull'ambiente e sulla salute del consumatore.
Infine si può notare la ricca produzione di mwbxovino tra cui spicca lo mwbxsspumante mwbxwTrento DOC.
Industria
L'industria occupa circa il 30% della popolazione attiva della Provincia, contribuendo per circa un terzo alla ricchezza complessiva prodotta.
Le industrie sono concentrate nella mwbyeValle dell'Adige, in mwbyiVallagarina e nella mwbymValsugana e sono spesso di piccole-medie dimensioni. Sono attive nei settori tessile, edilizio, della meccanica, del legno e della carta. Un ambito industriale particolarmente importante è relativo alla lavorazione del mwbyqporfido, principalmente in mwbyuVal di Cembra e nelle zone limitrofe (comuni di mwbyyAlbiano, mwbycFornace, mwbygCivezzano, mwbykLona-Lases, mwbyoBaselga di Piné).
Importante, ad oggi, è il polo industriale della meccatronica sito a Rovereto.cite-ref-42[42]
Molto importante per qualità, immagine, storia e tradizione, è il settore alimentare con numerose cantine (vino) e distillerie tradizionali. Alcune grosse realtà cooperative (come Cavit o Mezzocorona) e altre piccole o medie realtà private (come mwbzeMarzadro, Ferrari, Villa de Varda, Zeni, Endrizzi, Bertagnolli, Poier) collaborano e contribuiscono per espandere sempre più la tradizione trentina del "bere bene". Ci si è resi conto che, non potendo competere con la quantità, era molto più conveniente orientarsi all'alta qualità dei prodotti con una puntigliosa tutela dei marchi dei prodotti locali, sia con riconoscimenti DOC, DOP e IGP per i vini sia con la riqualificazione di prodotti prima trascurati come le grappe e i liquori sia con l'introduzione di prodotti nuovi come gli spumanti metodo classico (già prima denominato champenoise). Quanto a sviluppo dei marchi di origine e qualità e alla loro difesa, gli imprenditori trentini e le cooperative di trasformazione dei prodotti agricoli sono stati dei maestri anche per il resto d'Italia, che sta seguendo in ritardo tale politica commerciale.
L'abbondanza d'acqua, l'orografia del territorio e la presenza di dislivelli molto ampi hanno favorito la produzione di mwbzmenergia idroelettrica (il Trentino detiene una quota tra l'8% e il 10% dell'intera produzione nazionale).
Settore terziario
Viste le ampie competenze amministrative e le notevoli risorse finanziarie della Provincia autonoma di Trento il settore pubblico svolge un ruolo di primaria importanza, non solo in quanto vengono gestiti a livello provinciale servizi solitamente gestiti dallo stato, ma anche in quanto principale datore di lavoro del Trentino. I dipendenti pubblici in Trentino ammontano a quasi mwbzy50 000 persone.cite-ref-43[43]
A Trento ha sede mwbzwITAS - Istituto Trentino-Alto Adige per assicurazioni, una mwbz0"mwbz4società mutua assicuratrice" costituita nel 1821.
Una delle attività economiche più importanti è il mwbaaturismo, sia estivo che soprattutto invernale, caratterizzato da una notevole varietà e ampiezza nell'offerta turistica.
Secondo le statistiche del 2005, in Provincia sono presenti mwbai1 570 strutture alberghiere, per un totale di mwbam94 162 posti letto; includendo alloggi privati, seconde case e esercizi complementari il Trentino conta mwbaq69 737 strutture per mwbau460 235 posti letto complessivi.cite-ref-ecotrentino-41-2[41]
Turismo montano
Le principali località turistiche sono centri a carattere montano, caratterizzate dalla presenza di numerosi impianti di risalita, spesso parte di ampi caroselli sciistici, e di strutture per la pratica degli sport invernali.
Il centro più mwbbqmondano della provincia è mwbbuMadonna di Campiglio, adagiata a mwbby1 550 metri, sorta in una conca tra le mwbbcDolomiti di Brenta e le nevi perenni del mwbbggruppo dell'Adamello e del mwbbkgruppo della Presanella, antica sede di un ospizio medievale dedicato a Santa Maria. A Campiglio (pista mwbbo3-Tre) vengono spesso disputate gare di mwbbsslalom speciale della mwbbwcoppa del Mondo di sci alpino. Accomunato dalla stessa origine, nel Trentino orientale si è sviluppato mwbb0San Martino di Castrozza, attorniato dai prati un tempo custoditi dall'antico monastero di San Martino e Giuliano e dalle vette del più esteso fra i gruppi dolomitici, le mwbb4Pale di San Martino. La località, situata nel mwbb8Primiero, è considerata da molti la zona più bella delle Dolomiti. Sempre nella valle di mwbcaPrimiero è presente un altro borgo storico ricco di fascino, mwbceFiera di Primiero, situato proprio ai piedi del summenzionato massiccio delle Pale.
Da San Martino, valicando il mwbcmpasso Rolle si giunge in mwbcqval di Fiemme (fra i centri maggiori, mwbcuCavalese, mwbcyPredazzo e mwbccTesero), vallata celebre per le sue estese foreste di abete rosso e nota come importante centro sportivo, soprattutto per lo mwbcgsci nordico, del quale ha organizzato tre mwbckmondiali (mwbco1991, mwbcs2003 e 2013); a nord di Fiemme si estende la terra dei mwbcwladini, la mwbc0val di Fassa, formata da diversi piccoli centri (i più grandi e forse i più conosciuti sono mwbc4Moena e mwbc8Canazei) e scolpita da alcuni fra i più rilevanti gruppi delle Dolomiti (mwbdaMarmolada, mwbdeSella, mwbdiCatinaccio).
Nel Trentino occidentale, le due stazioni di mwbdgFolgarida e mwbdkMarilleva, unite al comprensorio del mwbdopasso del Tonale e al paese di mwbdsPeio rappresentano i maggiori centri sciistici della mwbdwval di Sole. Infine, località turistiche di primo piano sono i paesi (mwbd0Andalo, mwbd4Molveno e mwbd8Fai) adagiati tra le pendici della Paganella e il cuore del mwbeagruppo dolomitico del Brenta.
Altre zone interessate da impianti di risalita per la pratica dello sci sono l'mwbeialtopiano di Brentonico, il mwbempasso Brocon, la mwbeqPanarotta e il mwbeumonte Bondone.
I numerosi valichi alpini lo rendono un'attrattiva per cicloturisti e ciclisti amatori d'estate. Particolarmente famoso è il giro del mwbecSella Ronda con i suoi passi affrontati numerose volte dal mwbeggiro d'Italia professionisti. Vi si tengono annualmente il mwbekgiro del Trentino, il mwbeotrofeo Melinda, la mwbesmaratona delle Dolomiti e diverse mwbewgran fondo.
Turismo climatico
Altre mete frequentate sono le stazioni climatiche sorte nei pressi dei diversi laghi della Provincia, apprezzate in particolare dai turisti stranieri. Fra queste, si possono ricordare mwbfuRiva del Garda e mwbfyTorbole sulla sponda settentrionale del mwbfclago di Garda e i diversi centri della mwbfgValsugana nei pressi dei laghi di Levico e Caldonazzo.
Infine, importante è il turismo mwbfotermale: i centri termali più importanti del Trentino sono Comano, ai piedi del settore meridionale delle Dolomiti di Brenta, mwbfsLevico e Vetriolo in alta Valsugana, mwbfwPeio e mwbf0Rabbi nelle due vallate laterali della Val di Sole. Nel 2007 è stata scoperta un'ulteriore sorgente termale situata a Torbole sul Garda nel territorio del municipio di Arco. Attualmente lo sfruttamento di tale sorgente è ancora in fase di pianificazione ma si prevede comunque la creazione di un polo termale.
Trasporti e comunicazioni
Linee stradali
Il Trentino è terra di attraversamento tra l'area germanica e l'Italia settentrionale. Gli assi principali di comunicazione stradale sono l'mwbguautostrada A22 del Brennero e la mwbgystrada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, che si sviluppano lungo la Valle dell'Adige. Esistono anche altre mwbgcstrade statali gestite dalla provincia che si estendono nelle principali valli più trafficate e molte sono anche le mwbggstrade provinciali possedute dalla provincia che raggiungono i punti più complicati e difficili del territorio. La direzione della società mwbgkAutostrada del Brennero s.p.a. si trova a mwbgoTrento, in quanto i principali azionisti della Società sono la Regione mwbgsTrentino-Alto Adige e le due province di mwbgwBolzano e Trento.
Poiché l'autostrada si caratterizza per un grande traffico di mezzi pesanti, è obiettivo primario della Provincia e della Regione diminuire pesantemente il traffico su gomma, spostando i veicoli pesanti sulla ferrovia, in futuro potenziata dal mwbg4tunnel del Brennero tra mwbg8Alto Adige e mwbhaTirolo.
È stata proposta più volte la costruzione sul territorio trentino di un'altra autostrada, l'mwbhiA31 (detta mwbhmValdastico o mwbhqPiRuBi), che collegherebbe mwbhuTrento a mwbhyVicenza e mwbhcRovigo. La realizzazione di questa infrastruttura, già da molti anni interamente realizzata sul territorio veneto sino alla galleria di collegamento al Trentino è fortemente appoggiata dalla mwbhgRegione Veneto, dalla mwbhkProvincia di Vicenza e dall'mwbhoANAS, mentre divide popolazione e politica trentina.cite-ref-44[44]cite-ref-45[45]
Linee ferroviarie
La linea ferroviaria principale è la mwbisferrovia del Brennero, che collega il Trentino a sud verso la mwbiwPianura Padana e a nord verso i Paesi di mwbi0lingua tedesca. È in costruzione un lungo tunnel ferroviario che tra qualche anno renderà possibili velocissimi collegamenti tra la Pianura Padana e l'area germanica sia per le persone che per le merci, sottopassando il mwbi4passo del Brennero ad alta velocità.
In Trentino esistono altre due linee ferroviarie: la mwbjaferrovia della Valsugana, che collega mwbjeTrento a mwbjiVenezia, e la regionale (a scartamento ridotto) mwbjmferrovia Trento-Malé-Mezzana, che mette in comunicazione il capoluogo con le valli del mwbjqNoce, mwbjuNon e mwbjySole, ed è in gestione alla società mwbjcTrentino trasporti.
Nel passato esistevano inoltre diverse altre ferrovie, attivate in era asburgica e poi dismesse: la mwbjkferrovia della Val di Fiemme, che collegava mwbjoOra a mwbjsPredazzo, la mwbjwferrovia dell'Alta Anaunia (mwbj0Dermulo-Fondo-Mendola), diramazione della mwbj4tranvia Trento-Malé che raggiungeva il mwbj8passo della Mendola, e la mwbkaferrovia Rovereto-Arco-Riva (mwbkeRAR).
Trasporto pubblico
Il trasporto pubblico su gomma in tutto il mwbkqTrentino, urbano a mwbkuTrento e mwbkyRovereto, suburbano ed extraurbano in tutte le valli della provincia è affidato alla società mwbkcTrentino trasporti, nata dalla fusione delle precedenti aziende "Atesina" e mwbkgferrovia Trento-Malé-Marilleva. Trentino trasporti svolge un capillare servizio pubblico raggiungendo anche i paesi più piccoli e isolati dell'intera provincia. La stessa società è concessionaria della linea ferroviaria Trento-Malé-Mezzana. La linea ferroviaria della Valsugana è invece gestita da mwbkkTrenitalia, benché si discuta da tempo di una sua possibile provincializzazione. La Provincia autonoma di Trento, benché non proprietaria dell'infrastruttura, ha acquistato diversi treni mwbkominuetto per questa linea, affidandoli in gestione a Trenitalia. Un ruolo importante è ricoperto dalla presenza sul territorio delle mwbkspiste ciclabili che si sviluppano per circa mwbkw400 km; il Trentino è attraversato dalla mwbk0Ciclopista del Sole dove il percorso segue il fiume mwbk4Adige e da numerosi tracciati che percorrono i fondovalli delle valli trentine.
Infrastrutture e trasporti
Aeroporti
A Trento esiste anche un aeroporto, che si trova a sud della città, ovvero presso mwblkMattarello. Esso è aperto dal 1969 al traffico aereo turistico nazionale e comunitario, accoglie aerei da turismo, alianti ed elicotteri. L'aeroporto ospita il mwblomuseo dell'aeronautica Gianni Capronicite-ref-46[46] e la sede del mwbl8Nucleo elicotteri della provincia autonoma di Trento.cite-ref-47[47]
Cultura, istruzione e ricerca
Istruzione e ricerca
A mwbmcTrento è presente l'mwbmgUniversità di Trento, istituita per volontà del presidente provinciale mwbmkBruno Kessler nel 1962, di medie dimensioni (circa diciassettemila studenti), ma molto attiva a livello internazionale. All'inizio le pur ricche risorse della Provincia non furono in grado di garantirne lo sviluppo, ma poi si riuscì ad accollare tutti gli oneri dell'insegnamento allo Stato, sicché le risorse della Provincia poterono concentrarsi sullo spingerne lo sviluppo e nel finanziare la sola ricerca (tramite l'Istituto Trentino di Cultura, ora denominato mwbmoFondazione Bruno Kessler) con maggior larghezza di mezzi rispetto ad altre realtà nazionali.
Sono presenti i dipartimenti di mwbmwEconomia e Management, mwbm0Giurisprudenza, mwbm4lettere e filosofia, mwbm8Ingegneria, mwbnaSociologia, mwbneScienze mwbnimatematiche, mwbnmfisiche e mwbnqnaturali, mwbnuScienze cognitive (nella sede di mwbnyRovereto).
Fu la prima mwbnguniversità italiana a istituire corsi di laurea in mwbnksociologia, corso di laurea con cui l'università nacque. Secondo l'indagine mwbnoCensis-mwbnsla Repubblica del 2012 è seconda per qualità nella classifica degli atenei italiani di medie dimensioni.
La Provincia ha dato vita anche negli anni 1960 ad un importante istituto di ricerca scientifica ed umanistica: l'Istituto Trentino di Cultura (divenuto nel 2007 mwbn0Fondazione Bruno Kessler), strutturata in due Centri scientifico tecnologici (Materiali e Microsistemi, e Information Technology) (FBK-irst), due centri umanistici, l'Istituto per gli studi storici italo-germanici (FBK-isig) e l'Istituto per le scienze religiose (FBK-isr). Della Fondazione Bruno Kessler (www.fbk.eu) fa parte anche l'ECT*, l'European Center for Theoretical studies in Nuclear Physics and related areas.
A Trento hanno sede infine la mwboaFondazione The Microsoft Research - University of Trento Centre for Computational and Systems Biology mwboeCoSBi,cite-ref-48[48] centro bioinformatico di eccellenza scientifica e tecnologica che opera nei settori farmaceutico e nutrigenomico nato dall'accordo siglato tra il mwboygoverno italiano, la Provincia autonoma di Trento, l'Università di Trento e la mwbocMicrosoft e il "mwbogCentro di Ecologia Alpina" (presso le Viote del mwbokMonte Bondone), confluito dal 1º gennaio 2008 nella mwbooFondazione Edmund Mach, che raccoglie l'eredità storica dell'mwbosIstituto agrario di San Michele all'Adige, istituto di istruzione secondaria, ricerca e assistenza tecnica in agricoltura.
Musei
Nel territorio della Provincia sono presenti numerosi enti museali, che hanno avuto significativo sviluppo nell'ultimo ventennio dai mezzi finanziari della Provincia. Fra i principali:
• il mwbpumuseo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), inaugurato nel 2002, con sede in corso Bettini a mwbpyRovereto. La moderna struttura architettonica è stata progettata da mwbpcMario Botta e si inserisce con armonia nel tessuto storico della città. Il MART può vantare una vasta collezione permanente di opere contemporanee e si pone l'obiettivo di assumere una dimensione sempre più internazionale
• il mwbpkMUSE, museo delle scienze di mwbpoTrento, che ha sostituito, proseguendone le attività, il mwbpsMuseo tridentino di scienze naturali
• Il mwbp0Museo Civico di Rovereto, fondato nel 1851 e tra i più antichi musei italiani
• il mwbp8museo del Buonconsiglio presso l'mwbqaomonimo castello e il mwbqeMuseo Storico in Trento di via Torre d'Augusto
• il mwbqmmuseo dell'aeronautica, dedicato a mwbqqGianni Caproni (con sede a Mattarello)
• il mwbqymuseo degli usi e costumi della Gente Trentina, uno dei maggiori musei etnografici e di cultura materiale dell'intera mwbqcarea alpina, con sede a mwbqgSan Michele all'Adige
• il mwbqomuseo storico italiano della Guerra di Rovereto, dedicato alla mwbqsprima guerra mondiale, ospitato presso il castello della città
Da segnalare inoltre gli istituti di cultura e i musei dedicati alla tre minoranze della Provincia, lmwbra'mwbreIstitut cultural Ladin "majon di fascegn" in mwbriVal di Fassa e il mwbrmKulturinstitut Bersntol - Lusérn per la valorizzazione delle minoranze germanofone mwbrqmòchene e mwbrucimbre.
Enti e associazioni culturali
• Un importante soggetto culturale operante in Trentino è la mwbrkSocietà Alpinisti Tridentini (SAT), fondata in età asburgica (2 settembre 1872). Essa si pone l'obiettivo di promuovere la conoscenza dell'ambiente montano trentino, di mantenere integro il patrimonio naturalistico, di conservare la rete di sentieri e la presenza dei rifugi alpini, di svolgere attività editoriale a carattere scientifico e commemorativo.
• Nel 1750 fu fondata l'mwbrsAccademia Roveretana degli Agiati, con sede nel capoluogo della Vallagarina. Questa istituzione culturale, riconosciuta dall'imperatrice mwbrwMaria Teresa d'Austria nel 1753, ha aggregato nel corso della storia numerosi studiosi locali e nazionali.
• Sul territorio della provincia di Trento, oltre che su quello della provincia di Bolzano, è attiva l'mwbr4Orchestra Haydn.
• In Trentino è molto radicata la tradizione della mwbsamusica corale. Sono presenti 181 coricite-ref-49[49] (popolari, polifonici e infantili), riuniti nella mwbsuFederazione Cori del Trentino. Due fra i più celebri cori maschili italiani sono i prestigiosi mwbsyCoro della SAT, diretto dal maestro Pedrotti, e mwbscCoro della SOSAT.
• Federazione dei Corpi Bandistici della Provincia di Trento, fondata nel 1951 per coordinare e organizzare i corpi bandistici del Trentino con il fine di migliorare la qualità tecnico-artistica dei loro membri. Conta 82 corpi bandistici e 4 fanfare alpine e 41 bande giovanili.cite-ref-50[50]
• La mwbs4Welschtiroler Schützenbund ovvero la mwbs8Federazione delle Compagnie Schützen del Tirolo Meridionale, nata a partire dal 1982, con la rifondazione dell'antica mwbtaSchützenkompanie mwbteKronmetz/Mezzocorona, oggi conta 24 Compagnie, sparse in tutte il territorio provinciale. Queste compagnie si ispirano alle storiche milizie della mwbtiContea del Tirolo, dette appunto mwbtmSchützen o mwbtqSizzeri. Fra le attività intraprese, si ricorda la partecipazione alla processione di mwbtuSan Sebastiano, patrono del mwbtyTirolo, il tiro al bersaglio, i mwbtcfuochi del Sacro Cuore di Gesù, la pulizia di sentieri e vecchie strade militari e il ripristino di trincee della mwbtgGrande Guerra e della linea di forti denominata mwbtkFortezza di Trento.
Editoria e mass media
Il Trentino, nonostante le dimensioni contenute del suo territorio, è storicamente caratterizzato da una discreta pluralità di pubblicazioni e di mezzi di comunicazione locali.
Nel primo dopoguerra venivano pubblicati tre quotidiani: mwbt0Il nuovo Trentino, giornale cattolico a lungo diretto da mwbt4Alcide De Gasperi, mwbt8La Libertà, di ispirazione liberale, e mwbuaIl Brennero, foglio fascista.
Dalla fine della mwbuiseconda guerra mondiale vengono invece pubblicati due quotidiani, mwbummwbuqL'Adige e il mwbuumwbuyTrentino (entrambi della casa editrice altoatesina mwbucAthesia); a questi si affianca il mwbugCorriere del Trentino, edizione locale del mwbukmwbuoCorriere della Sera. La diffusione di quotidiani è decisamente superiore alla media nazionale.
Fra i periodici locali, mwbuwVita trentina è il settimanale edito dall'mwbu0Arcidiocesi di Trento, mentre mwbu4QuestoTrentino è un quindicinale d'informazione indipendente.
Sono inoltre presenti testate di informazione esclusivamente online, come mwbvaLa Voce del Trentino, mwbveSecolo Trentino, mwbviIl Dolomiti e mwbvmTrento Today del gruppo editoriale mwbvqCitynews.
Sono presenti numerose reti radiofoniche a carattere regionale (mwbvsmwbvwRadio Dolomiti, mwbv0RTT, mwbv4Radio Studio Sette) o a dimensione valligiana e comunitaria. Due infine sono le emittenti televisive private: mwbv8mwbwaRTTR e mwbwemwbwiTrentino TV (già mwbwmTCA), che affiancano la mwbwqsede regionale della RAI di Trento.
Religione
Pur rimanendo una regione con un saldo legame con la tradizione cattolica, il Trentino si sta muovendo lentamente verso un processo di secolarizzazione.cite-ref-euregio-51-0[51]
Eventi
Tra gli eventi principali della provincia si cita il festival musicale mwbxmmwbxqI Suoni delle Dolomiti, attività che si ripete annualmente da 1996.cite-ref-52[52]
Il 5 settembre, giorno in cui nel 1946 fu firmato l'mwbxoaccordo fra mwbxsAlcide De Gasperi e mwbxwKarl Gruber, si celebra in Trentino la Giornata dell'Autonomia, per sottolineare il valore di un assetto istituzionale che ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo pacifico del mwbx0Trentino-Alto Adige.cite-ref-53[53] La giornata è stata istituita con legge provinciale 30 luglio 2008, n. 13.cite-ref-6-54-0[54]
Lingue e dialetti
Dialetti trentini e aree culturali
Diverse influenze esterne (principalmente mwbykvenete e mwbyolombarde orientali, ma anche mwbystirolesi e mwbywladine) hanno determinato la diffusione in Trentino di mwby0dialetti con alcuni caratteri diversi. I dialetti trentini sono sostanzialmente raggruppabili in un'area centrale, un'area occidentale (a influenza lombarda) e un'area orientale (a influenza veneta).
Secondo la partizione linguistica proposta da mwby8Cesare Battisti nel 1915,cite-ref-55[55] è possibile infatti distinguere lmwbzq'mwbzuarea trentina propriamente detta, che comprende il capoluogo, la Valle dell'Adige, la Valle dei Laghi, le Giudicarie Esteriori, l'altopiano di Pinè e il Perginese; lmwbzy'mwbzcarea trentina a sostrato ladino, sia nel Trentino occidentale (mwbzgVal di Sole e di mwbzkVal di Non) che in quello orientale (il medio corso dell'Avisio, cioè le valli di Fiemme e Cembra); lmwbzo'mwbzsarea ad influenza veneta, con una mwbzwfase mwbz0feltrina nel Primiero, una mwbz4fase mwbz8vicentina nella Valsugana e una mwb0afase mwb0everonese nella Vallagarina; lmwb0i'mwb0marea a influenza lombarda (Giudicarie Interiori e Val di Ledro).
I mwb0udialetti sono assai utilizzati, soprattutto nelle valli.cite-ref-56[56] I dati ISTAT riferiti al 2015 per il Trentino mostrano che in famiglia il 30,1% dei parlanti usa solo o prevalentemente il dialetto, il 24,8% usa sia il dialetto sia l’italiano ed il 33% usa solo o prevalentemente l’mwb0oitaliano.cite-ref-57[57]
Le minoranze linguistiche
Nella provincia sono presenti inoltre tre mwb18minoranze linguistiche, le cui lingue sono tutelate dallo statuto di autonomia regionale (art. 102) e da leggi nazionali e provinciali:
• la mwb2ilingua ladina viene parlata in mwb2mVal di Fassa/Val de Fascia (comuni di mwb2uCampitello di Fassa/Ciampedel, mwb2cCanazei/Cianacei, mwb2kMazzin/Mazin, mwb2sMoena/Moena, mwb20San Giovanni di Fassa/Sèn Jan e mwb28Soraga di Fassa/Soraga), oltre che nei comuni ladini dell'mwb3eAmpezzano (trasferiti dal mwb3iTrentino-Alto Adige al Bellunese nel 1923) e nelle valli di mwb3mGardena e mwb3qBadia nella provincia autonoma di Bolzano
• la mwb3ylingua mochena nella mwb3cValle dei Mocheni/Bersntol (comuni di mwb3kFrassilongo/Garait, mwb3sFierozzo/Vlarotz, mwb30Palù del Fersina/Palai en Bersntol e in misura minore a mwb38Sant'Orsola Terme)
• la mwb4elingua cimbra a mwb4iLuserna/Lusérn, parlata anche in una decina di comuni montani del confinante Veneto
In alcuni comuni delle province contigue di mwb4uVicenza e mwb4yBelluno sono presenti minoranze di lingua cimbra o di lingua ladina: questo è stato uno dei fattori che hanno contribuito alla loro richiesta di mwb4caggregazione al Trentino. Alcuni comuni hanno formalizzato questa richiesta con mwb4greferendum.
Appartenenza linguistica
Con il decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592 è stata prevista una “Rilevazione sulla consistenza e la dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina, mòchena e cimbra” (RCDT) al fine di conoscere la numerosità e la dislocazione geografica delle persone appartenenti a minoranze linguistiche in Trentino.cite-ref-59[59] La rilevazione è stata parte integrante dei mwb48censimenti generali del 2001 e del 2011. Nel 2021 è stata svolta autonomamente ma nello stesso periodo del censimento permanente.cite-ref-1-60-0[60]
Nella rilevazione RCDT del 2021 è stata anche analizzata la comprensione e la conoscenza delle tre lingue da parte della popolazione provinciale rispondente alla rilevazione indipendentemente dalla dichiarazione di appartenenza.cite-ref-1-60-2[60]
| Lingua | Rispondenti 2021 | Comprende | Parla | Legge | Scrive |
|---|---|---|---|---|---|
| Ladino | 125 919 | 17,5 % | 11,3 % | 10,6 % | 7,3 % |
| Mòcheno | 125 919 | 4,2 % | 0,8 % | 1,1 % | 0,4 % |
| Cimbro | 125 919 | 4,0 % | 0,6 % | 0,9 % | 0,3 % |
Tutela linguistica
Numerose norme provinciali tutelano le minoranze linguistiche nei rispettivi comuni vocati. Le tutele riguardano tra le varie tematiche: la mwcb8toponomastica, gli stanziamenti finanziari, la valorizzazione culturale, l'insegnamento della lingua minoritaria e speciali forme di ricorsi al mwccaTRGA di Trento.cite-ref-4-63-0[63]
Il mwccyComun General de Fascia svolge inoltre un importante ruolo di valorizzazione della minoranza linguistica mwcccladina in considerazione della specialità dell'ente riconosciuto con legge costituzionale 4 dicembre 2017, n.1.cite-ref-02-64-0[64] Il Comun General è infatti un ente locale territoriale ad autonomia politica e speciale all’interno dell’ordinamento della Repubblica accanto a quelli dell'articolo 114 della Costituzione.cite-ref-9-65-0[65] Alla minoranza linguistica ladina è stato inoltre riservato un seggio del mwcdaconsiglio provinciale di Trento a partire dal 2003.cite-ref-4-63-1[63] Anche la mwcduComunità Alta Valsugana e Bersntol e la mwcdyMagnifica Comunità degli Altipiani cimbri hanno limitati ruoli di promozione rispettivamente della lingua mochena e cimbra.cite-ref-66[66]
Altre minoranze linguistiche
Nell'ordinamento della Provincia autonoma di Trento il criterio di tutela e valorizzazione delle minoranze linguistiche è di tipo “territoriale”. Le finalità di tutela e promozione delle lingue e delle culture, contenute negli atti normativi settoriali, sono perseguite in favore della minoranza mwcd0ladina residente nei 6 comuni del mwcd4Comun General de Fascia e delle numericamente meno consistenti minoranze mwcd8mòchena (nei comuni di mwceaFrassilongo/Garait, mwceiFierozzo/Vlarotz e mwceqPalù del Fersina/Palai en Bersntol) e mwceycimbra (nel comune di mwcecLuserna/Lusérn).cite-ref-67[67]
Una percentuale rilevata del 57,8% nel 2001 si è dichiarata appartenente alla popolazione mòchena nel comune di mwce4Sant'Orsola Terme nonostante il comune non sia compreso nell'area vocata del mwce8mocheno.cite-ref-3-68-0[68] La percentuale è scesa al 13% nel rilevamento del 2021.cite-ref-1-60-3[60]
Nel 2021 si è rilevata una percentuale del 10,2% degli abitanti nel gruppo linguistico mwcfkcimbro nel comune di mwcfoTerragnolo.cite-ref-1-60-4[60]
La minoranza non riconosciuta più consistente è quella del gruppo ladino mwcgasolandro e mwcgenones presente in mwcgiVal di Sole e mwcgmVal di Non. Nel mwcgqcensimento del 2001 furono il 17,5% della popolazione nonesa ad essere rilevata appartenenza alla popolazione di lingua ladina, il 5,2% in Val di Sole e il 35,15% a mwcguSpormaggiore (comune dell'mwcgyAltopiano della Paganella).cite-ref-3-68-1[68] Il numero nelle due valli è cresciuto nel censimento del 2011 in cui sono stati 8.764 gli abitanti nonesi e solandri appartenenti alla popolazione ladina,cite-ref-2-62-1[62] superando numericamente i ladini fassani.cite-ref-69[69]
Nella rilevazione territoriale della lingua ladina del 2021 sono stati 7.160 gli abitanti della mwchqVal di Non a dichiararsi appartenenti alla minoranza linguistica ladina rappresentando il 18,2% della popolazione della valle. In mwchuValle di Sole i ladini rilevati sono stati il 6,2% della popolazione pari a 954 abitanti. A mwchySpormaggiore l'11,3.cite-ref-1-60-5[60]
A partire dal censimento del 2001 sono stati fatte proposte di riconoscimento della ladinità nonesa a livello provincialecite-ref-70[70] e anche in parlamento.cite-ref-71[71] Nel 2013 il mwciqconsiglio provinciale di Trento ha approvato una mozione in cui si prende atto del censimento del 2011 da cui emerge una istanza delle popolazioni del territorio della mwciuVal di Non e dei comuni di mwciySpormaggiore e mwcicCavedago di promuovere la propria identità linguistica.cite-ref-72[72] Tra il 2020 e il 2021 i consigli comunali di 16 comuni della mwciwVal di Non su un totale di 23 hanno deliberato a favore della ladinità.cite-ref-73[73] L'appartenenza degli idiomi noneso e solandro al gruppo linguistico retoromanzo rimane oggetto di dibattito linguistico e politico.
Stemma e gonfalone
Lo stemma ufficiale della provincia raffigura l'aquila fiammeggiante di mwckeSan Venceslao, antico simbolo donato dal mwckiRe di Boemia mwckmGiovanni I al mwckqvescovo trentino Niccolò da Bruna come stendardo ufficiale del piccolo esercito del mwckuprincipato vescovile di Trento nel 1339.
In base allo statuto di autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige entrato in vigore nel 1972 (art.3cite-ref-75[75]), la Provincia Autonoma di Trento ha anche un gonfalone ufficiale, uguale alla bandiera ma più stretto e più lungo, esposta nei locali pubblici accanto alla mwcksbandiera italiana e a quella mwckweuropea (esso sostituisce la mwck0bandiera regionale del Trentino-Alto Adige, usata raramente).
La bandiera è composta da tre strisce orizzontali della stessa dimensione (drappo mwck8interzato in fascia), le due più esterne porpora e la centrale bianca, con al centro lo stemma.
I segni distintivi della provincia sono regolati dalla legge provinciale 30 luglio 2008, n. 13.cite-ref-6-54-1[54] L'mwcluaquila di San Venceslao è inoltre un'mwclyonorificenza conferibile dalla provincia, opera bronzea dello scultore mwclcOthmar Winkler.
Amministrazione
L'autonomia provinciale
L'autonomia del Trentino si fonda sulle modifiche allo statuto di autonomia della Regione Trentino-Alto Adige varate nel 1972, come aggiornamento del precedente accordo del 1946 mwcl8accordo De Gasperi-Gruber: mentre tutte le altre province italiane hanno mere funzioni amministrative, la provincia autonoma di Trento (con quella di mwcmaBolzano) ha potere legislativo in molte materie normalmente di competenza statale o regionale.
L'origine dell'autonomia trentina (e similmente quella sudtirolese-altoatesina) ha però origini molto antiche e la si può far risalire al 1027, quando venne istituito il mwcmiprincipato vescovile di Trento, entità sottoposta al mwcmmSacro Romano Impero ma di fatto dotata di capacità politico-amministrative proprie. Le fondamenta dell'autonomia trentina si basano su modalità e abitudini all'autogoverno piuttosto antiche, le mwcmqRegole, le mwcmuMagnifiche comunità, ne sono un esempio. Dal 1027 alla fine della mwcmyprima guerra mondiale il Trentino (seppur in maniera più o meno marcata) ha mantenuto il suo status di territorio autonomo (nella seconda metà del mwcmcsecolo XIX fu comunque chiesta un potenziamento dell'autonomia al governo di Vienna). Solo con l'annessione al Regno d'Italia e l'avvento del mwcmgregime fascista, l'autonomia venne cancellata, per poi essere ripristinata dopo la fine della seconda guerra mondiale.cite-ref-76[76]
Particolarmente importanti sono le deleghe in materia di sanità, scuola, formazione, lavoro, trasporti e viabilità. Il finanziamento della provincia deriva dalla trattenuta del 90% delle imposte sui redditi raccolti nel territorio provinciale e da una quota su altri tipi di imposte statali (IVA, tassa di successione).cite-ref-77[77]cite-ref-78[78]cite-ref-79[79] Restano a carico dello Stato funzioni come esercito, contributi alla Unione europea, ambasciate e consolati all'estero, pubblica sicurezza, magistratura e carceri.
Grazie alle notevoli risorse a disposizione, la provincia ha potuto dare sostegno pubblico all'economia, dall'agricoltura al turismo al terziario alla cultura (università) alla cura del territorio (strade, regimentazione delle acque), con un rilevante aumento del reddito. Ne deriva che una parte rilevante della popolazione attiva è impiegata nella pubblica amministrazione e negli enti pubblici.
Viste le maggiori disponibilità finanziarie rispetto alle confinanti regioni a statuto ordinario, sono diversi i mwcnwprogetti di aggregazione di comuni del Veneto e della Lombardia al Trentino. Soprattutto numerosi comuni veneti di confine hanno indetto dei referendum, nella grande maggioranza dei casi ad esito positivo, per richiedere formalmente l'aggregazione al Trentino (richieste su cui il Trentino si è espresso negativamente). Lo Stato italiano ha preso atto dell'iniziativa istituendo con legge statale 23.12.2009 n. 191 (Legge finanziaria 2010) un apposito "Fondo di perequazione e solidarietà per i territori dei comuni appartenenti alle province di Regioni a Statuto ordinario confinanti con le province di Trento e Bolzano".
È inoltre in corso la procedura costituzionale per il ricongiungimento dei comuni di mwcn4Pedemonte (VI), mwcn8Magasa e mwcoaValvestino (BS), scorporati dalla provincia di Trento nel periodo fascista senza sentire le popolazioni, rimasti dipendenti dal Trentino per le competenze degli uffici giudiziari e di pubblicità immobiliare (Libri Fondiari e Catasto). Le popolazioni interessate si sono già espresse a favore del passaggio alla provincia autonoma di Trento per via referendaria, così come si sono espressi in senso favorevole sia la provincia autonoma di Trento, la Regione Trentino-Alto Adige, la Regione Lombardia e la Regione Veneto, mentre uguale parere favorevole alla ricongiunzione o al trasferimento non hanno trovato da parte della Regione Trentino-Alto Adige numerosi altri comuni del Veneto, nonostante il parere positivo delle relative popolazioni in via referendaria e l'espresso assenso della Regione Veneto.cite-ref-bresciatoday-it-27-1[27]
Consiglio provinciale
La funzione legislativa spetta al mwcogConsiglio provinciale, formato da 35 membri (34 più il presidente della provincia), di cui 1 spettante alla minoranza mwcokladina. L'elezione del Consiglio provinciale avviene ogni 5 anni con mwcoosistema proporzionale e mwcospremio di maggioranza.cite-ref-22-80-0[80] Il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento unito al Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano forma il mwcpaConsiglio Regionale del Trentino-Alto Adige. I consiglieri provinciali sono dunque anche consiglieri regionali. Le mwcpeelezioni provinciali del 22 ottobre 2023 hanno determinato la vittoria di una coalizione di mwcpicentrodestra (51,82%).
Giunta provinciale
La funzione esecutiva spetta alla mwcpogiunta provinciale, composta dal presidente e da non più di sei mwcpsassessori nominati dal presidente fra i consiglieri provinciali entro dieci giorni dalla proclamazione degli eletti. Ad uno degli assessori è attribuita la funzione di vicepresidente. Il presidente ha inoltre la facoltà di nominare un settimo assessore "tecnico", cioè scelto fra i cittadini non eletti in consiglio provinciale.cite-ref-5-81-0[81]
Presidente della Provincia
Il mwcqmPresidente della Provincia assume inoltre nel corso della legislatura, a rotazione con il collega altoatesino, il ruolo di mwcqqPresidente del Trentino-Alto Adige.
La suddivisione amministrativa
Comprensori (1973 - 2007)
L'unità amministrativa dei comprensori fu istituita dalla giunta di mwcqgBruno Kessler negli anni 1970, al fine di garantire una maggiore efficienza nell'amministrazione del territorio provinciale, frazionato in 210 comuni, a volte di piccole o piccolissime dimensioni. Non sempre i confini dei comprensori rispettavano una tradizione di collaborazione fra comunità vicine e infatti si sono rivelati spesso strumenti poco efficaci, tranne nei casi in cui includessero una comunità di valle ben definita (mwcqkVal di Fiemme, mwcqoPrimiero, mwcqsVal di Sole, mwcqwVal di Fassa). Inoltre la giunta comprensoriale non era eletta direttamente, ma nominata dalle giunte dei diversi comuni.
Comunità di valle
Nel 2006 è stata approvata una riforma che prevede l'istituzione di un consiglio delle autonomie e il passaggio all'istituto giuridico delle mwcracomunità di valle, più omogenee rispetto ai comprensori.cite-ref-82[82]
Le nuove comunità di valle hanno più poteri rispetto ai vecchi comprensori: la Provincia infatti ha devoluto ad esse la competenza in diverse materie come le infrastrutture d'interesse locale, determinati servizi pubblici, urbanistica, assistenza ed edilizia scolastica, distribuzione dell'energia, trasporto locale, servizi socio-assistenziali, gestione del ciclo dell'acqua e dei rifiuti.cite-ref-83[83]cite-ref-84[84]
Rispetto ai vecchi comprensori, le variazioni territoriali più significative sono l'istituzione di enti autonomi per comunità unite da vincoli storici e geografici come la mwcr8Val di Cembra, la mwcsaValle dei Laghi, l'mwcseAltopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, l'mwcsiAltopiano della Paganella e la mwcsmPiana Rotaliana, prima parte di comprensori più ampi.
Consiglio delle autonomie locali
Nel 2005 è stato istituito un mwcsyconsiglio delle autonomie locali con legge provinciale 15 giugno 2005, n. 7.cite-ref-85[85] Ha il compito di assicurare la partecipazione degli enti locali alle scelte di carattere istituzionale, all'attività legislativa ed amministrativa della Provincia.cite-ref-86[86] Il consiglio è composto dal presidente del consorzio dei comuni trentini, da sindaci e presidenti di mwcs8comunità come determinato dalla legge istitutiva.
Referendum provinciali
La legge provinciale 5 marzo 2003, n. 3 disciplina l'istituto del mwctireferendum provinciale. Possono esservi referendum propositivi, consultivi ed abrogativi.cite-ref-87[87] Dal 2003 sono stati indetti due referendum abrogativi, nel mwctc2007 e nel mwctg2012, ed uno propositivo nel mwctk2021.
Protezione Civile della Provincia autonoma di Trento
La Provincia autonoma di Trento ha competenza primaria (esclusiva) in materia di protezione civile, ai sensi dell'art. 8 dello Statuto Speciale di Autonomia, approvato con D.P.R. 31.8.1972, n. 670.
Il Presidente della Provincia automa di Trento promuove e coordina l'attuazione sull'intero territorio provinciale delle politiche della protezione civile e la conformazione alle linee strategiche determinate dalla Giunta provinciale. Il Presidente si avvale in via ordinaria del Dipartimento Protezione civile della Provincia autonoma, al quale spetta il coordinamento della protezione civile e dei servizi antincendi.
Per protezione civile si intende l'insieme integrato delle funzioni, dei compiti, delle attività e degli interventi riconducibili alle materie di competenza della Provincia autonoma di Trento preordinati a garantire l'incolumità delle persone e l'integrità dei beni e dell'ambiente rispetto al verificarsi delle calamità e degli eventi eccezionali definiti dall'articolo 2; costituiscono la funzione di protezione civile la previsione, la prevenzione, la protezione e la gestione dell'emergenza.
Per servizi antincendi si intende l'insieme delle funzioni, dei compiti, delle attività e degli interventi che, nell'ambito della protezione civile e della gestione dell'emergenza, sono preordinati alla prevenzione degli incendi e al soccorso pubblico, compresa l'estinzione degli incendi.
Il servizio antincendio è organizzato sotto la mwcueFederazione dei vigili del fuoco volontari della Provincia autonoma di Trento, la quale impiega vigili del fuoco permanenti nel capoluogo e volontari in tutte le altre sedi sparse sul territorio.
Dal 18 settembre 2020 il Dipartimento è stato denominato "Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna" a seguito dell'assunzione delle competenze del mwcumCorpo forestale provinciale della Provincia autonoma di Trento.
Protezione civile del Trentino consta (al 28 dicembre 2021) di mwcuu12 125 unità di cui 952 dipendenti del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento e mwcuy11 173 volontari (compresi mwcuc1 500 allievi dei VVF Volontari).
Ai 952 dipendenti si può aggiungere, a seconda del tipo di evento, il personale di altri Servizi della Provincia autonoma di Trento, che concorre nel contrasto dell’emergenza sotto il coordinamento del Dirigente Generale il Dipartimento Protezione civile. Tale personale (per circa 400 unità) appartiene al Dipartimento Territorio (Ag. per l'Ambiente, ecc.) ed al Dipartimento Infrastrutture (Serv. Gestione strade, Serv. Edilizia, Ag. Depurazione, ecc.).
Il rapporto tra volontariato di protezione civile ed abitanti del Trentino è di 1 volontario di protezione civile ogni 49 abitanti.
Vigili del Fuoco Volontari
In provincia di Trento (come anche in provincia di Bolzano) sono presenti in ogni comune i Vigili del Fuoco volontari. Essi, in alcuni comuni, sono presenti da più di cento anni e, grazie alla L.R. del 20 agosto 1954 n. 24 ogni comune del Trentino-Alto Adige deve "dotarsi" di uno o più Corpi di Vigili del Fuoco volontari. In Trentino esistono 239 Corpi di Vigili del Fuoco volontari distribuiti sui 210 comuni (solo il comune di Trento ha 13 Corpi VV.F. Volontari). I Volontari, come dice la parola stessa, prestano la loro opera gratuitamente; i comuni sono tenuti solamente ad acquistare (anche con contributi da parte della Provincia) gli equipaggiamenti e le attrezzature necessari ai Vigili del Fuoco per svolgere i loro compiti. Grazie alla presenza capillare dei Vigili del Fuoco in Trentino passano pochi minuti dalla richiesta di soccorso all'arrivo delle squadre sul posto. I Vigili del Fuoco Volontari sono raggruppati in 13 distretti e fanno parte della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari della Provincia Autonoma di Trento. Per maggiori informazioni è possibile visionare: mwcvgFederazione dei vigili del fuoco volontari della Provincia autonoma di Trento.
| Unione Distrettuale di | n. Corpi |
|---|---|
| Valsugana e Tesino | 22 |
| Cles | 18 |
| Fassa | 6 |
| Fiemme | 13 |
| Fondo | 21 |
| Giudicarie | 40 |
| Val di Sole | 14 |
| Mezzolombardo | 16 |
| Pergine Valsugana | 13 |
| Primiero | 5 |
| Riva del Garda | 12 |
| Vallagarina | 18 |
| Trento | 41 |
Note
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Voci correlate
• mwdssDipartimento dell'Alto Adige
• mwds8Inno al Trentino
• mwdteCucina trentina
• mwdtmComunità di valle
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Collegamenti esterni
• mwdt4Canale Telegram
• Sito ufficiale, su provincia.tn.it.
• citereftreccani-itTrentino, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• mwdueServizio per la Promozione delle minoranze linguistiche locali, su minoranzelinguistiche.provincia.tn.it.
• mwdumConsiglio della Provincia Autonoma di Trento, su consiglio.provincia.tn.it.